PDF Stampa E-mail
Lunedì 30 Agosto 2010 14:59

POLITICA, PAROLE E MUSICA

 

In ricordo di Stefano Palandri

di Sauro Sardi

Caro Stefano, ti scrivo come se tu fossi ancora in mezzo a noi, un punto che si muove su questa biglia colorata che continua ancora a girare pericolosamente intorno al tombino dell’universo. Avrei voglia di chiederti come siamo, visti dall’alto, ma non ti voglio provocare, magari ti scappa la parola giusta e non c’è luogo che ti possa tenere a freno. Oltre le innumerevoli riunioni , con il futuro della sinistra sempre all’ODG, mi torna in mente il tuo modo di raccontare le cose con l’estro di chi deve montare la scena. Erano lampi che più di una volta hanno rischiarato le nostre serate. Sapevi sbobinare i frammenti di tanti ricordi, piccole vicende popolari che alla fine sembrava di averle vissute anche a noi. È vero, qualche battuta bassa in fascia protetta ti sarà pure scappata, , in compenso non ti ho mai sentito usare le solite frasi morte come “creare una filiera”, “uniti e coesi” e poi ancora,”ribadire con nettezza”. Non ricordo di averti mai sentito dire nemmeno l'innocua “convergere”.

E diciamolo, altri tempi quelli delle parole dette per emozionare, incantare. Il tempo dei comizi imbandierati di rosso, col microfono che non funzionava quasi mai e la voce usciva a colpi di mortaio, con delle “p” che spaccavano i vetri. E la fabbrica? Con tanto di cane e padrone che ti guardavano attraversare il cancello, mentre la fotografia di Amintore Fanfani veniva incollata sul muro delle affissioni a debita distanza da quella di Giancarlo Pajetta. Quel tempo e quelle immagini sono esplose in una nuvola di milza affumicata, imparentando gli atomi di chi era più o meno cristiano con quelli di chi era più o meno comunista. Niente di male, anzi, ho sempre pensato che l’idea del Cristianesimo fosse stata covata insieme a quella del Comunismo nello stesso guscio primordiale. E ora, dopo essere stati avversari smisurati. Dobbiamo fare squadra per fronteggiare una politica abbordata da una ciurma di pirati metropolitani.

Caro Stefano, a te queste cose le posso dire perché dietro quella tua nebbiolina ironica riuscivi a nascondere le cose più dure: dobbiamo andare avanti anche se c’è un gran silenzio nelle nostre parole. Intanto, in mezzo ai pochi che hanno capito come muoversi, caro Stefano, sembra che ci sia proprio quel Niki Vendola che riesce a stare in bilico tra poesia e sostanza. A sentirlo ragionare sulle cose fatte e su quelle da fare sembra di ascoltare i “rintocchi” di Pollini in “Sofferte onde serene”. Lo so, Pollini al pianoforte non si discute, ma Nono non era il tuo compositore preferito. Le parole, la politica, la musica,siamo di nuovo a Settembre e quando un amico ti ritorna in mente riaffiorano le frasi dentro le nuvolette insieme alle figure. Andiamo avanti. Ogni volta che sento parlare di “ laboratorio della politica, “cantiere della politica, “fabbriche della politica, capisco cosa vuol dire ma preferisco fare confusione. Mi torna in mente quel caro vecchio bastardo del padrone, al suo fianco, quel caro vecchio bastardo di cane che, a pensarci bene, non avrebbero mai dato un morso a nessuno, stavano lì, ti guardavano come chi deve guardare e noi passavamo come chi deve passare. A te lo posso dire, qualche volta quel padrone lì mi ha dato anche il “Buon giorno” e quando mi avanzava una fetta di mortadella, il suo cane si lasciava accarezzare sulla testa socchiudendo gli occhi. Di nascosto, più di una volta mi ha dato la zampa come per dire: siamo tra noi. In fondo avevamo tutti e due lo stesso bastardo di un padrone.

Ma quelli erano altri tempi, Stefano, altri tempi.

Un pensiero e un abbraccio da tutti noi.

 
Copyright © 2012 Sinistra Ecologia e Libertà - Pistoia. Tutti i diritti riservati.
Joomla! è un software libero rilasciato sotto licenza GNU/GPL.
 

Newsletter di Sel Pistoia