|
BUONE PROPOSTE PER I COMUNI
di Giuliano Ciampolini
I tagli ai Comuni (decisi dai governi Berlusconi e Monti) sono devastanti. Sarebbe assurdo scoraggiarsi nella lotta per ridefinire la politica delle entrate(prendendole anche a quel 10% di famiglie che ha il 50% della ricchezza) e della spesa pubblica (tramite una ridefinizione delle priorità e quindi tagliando ogni spreco, a partire da una fetta della spesa militare e dalle grandi opere pubbliche inutili, assurde e comunque non prioritarie e che servono solo a foraggiare alcune gradi imprese e le loro clientele politiche, purtroppo anche di centro sinistra).
Ma anche per le scelte di ogni singolo Comune, ci sono buone proposte.
Ad esempio sulla casa "aumentare le entrate, abbassando al minimo l'Imu sulla prima casa e aumentandola al massimo sulla seconda, mentre bisogna rendere più efficiente la riscossione dei crediti dell'amministrazione per riuscire a fare cassa e aumentare i servizi."
O sulle aziende pubbliche «... rivoltare come calzini le società, inserire figure di tecnici qualificati, ridurre i cda pletorici e creare amministratori unici».
E le buone proposte è saggio raccoglierle, come quelle che seguono di De Magistris, riportate in due articoli di Francesco Pilla sul Manifesto.
BENECOMUNISMO NAPOLETANO. «Sbilanciamoci» sul bilancio, De Magistris apre il confronto
«Basta clientele». Così De Magistris riorganizza le aziende comunali.
2 febbraio 2012 il Manifesto
BENECOMUNISMO NAPOLETANO. «Sbilanciamoci» sul bilancio, De Magistris apre il confronto
Ai comuni sono stati tagliati 12,3 miliardi nel 2011, altri 6 miliardi nel 2012, in particolare Napoli ha perso 138 milioni lo scorso anno, 145 milioni quest'anno. Tagli che come accade a livello nazionale vanno a colpire il lavoro dipendente e i pensionati e non certo le rendite e i patrimoni.
Gli economisti di Sbilanciamoci arrivano in città e, come accaduto per altre amministrazioni, hanno offerto gratuitamente la loro consulenza per organizzare un bilancio che, anche se in tempi di recessione, vada nella direzione di riequilibro e redistribuzione delle ricchezze.
Un lavoro difficilissimo con la crisi che morde e i diktat che l'Europa impone, tanto che gli stessi economisti Mario Pianta e Angelo Montemarano durante un convegno alla Federico II ammettono di essersi trovati di fronte a una situazione problematica dove la coperta è sempre corta «perché in un periodo di recessione come questa, se da un lato aumentano le domande di cittadini e famiglie a causa della disoccupazione e del prelievo fiscale, contemporaneamente si riducono i servizi».
La proposta del gruppo di economia sostenibile, in questo quadro dettato dall'agenda Monti, è dunque aumentare le entrate, abbassando al minimo l'Imu sulla prima casa e aumentandola al massimo sulla seconda, mentre bisogna rendere più efficiente la riscossione dei crediti dell'amministrazione per riuscire a fare cassa e aumentare i servizi.
Il sindaco Luigi De Magistris accetta la sfida «perché - dice - il confronto con Sbilanciamoci e uno degli step della democrazia partecipata», però va oltre. E proprio sulla linea dettata da Pianta accusa Monti di chiudere rubinetti agli enti locali che garantiscono welfare e servizi, mentre non prende provvedimenti sui cosiddetti intoccabili. I fondi per le spese militari non sono stati ridotti, i capitali scudati non sono stati tassati, così come i patrimoni o i conti correnti milionari sono passati indenni da «lacrime e sangue». «Se avessimo fatto a meno di 130 caccia bombardieri americani - attacca De Magistris - probabilmente i sindaci non si sarebbero trovati in questa situazione».
Il sindaco però afferma di non essere scoraggiato e d'aver intenzione di dismettere l'edilizia residenziale patrimonio del comune per racimolare liquidi per pagare i conti alle piccole aziende creditrici, ma anche di rendere più efficiente la macchina amministrativa per riscuotere le multe.
Al suo fianco l'assessore al bilancio Riccardo Realfonzo annuisce, e ricorda i tagli ai dirigenti, alla politica, alle auto blu, ai consigli di amministrazione che hanno consentito di rimettere i conti in sesto e non sforare il patto di stabilità, ma al contempo obietta a Sbilanciamoci di non poter spremere i cittadini sulla casa. Si troveranno altre strade.
Proprio sulla manovra di bilancio De Magistris sfrutta l'occasione per togliersi una pietra dalla scarpa: «Noi abbiamo rispettato il patto di stabilità - dice - a differenza di Roma, Torino e Milano che ha avuto la deroga per l'expo. La verità è che si penalizza il Sud e poi ci si riempie la bocca di voler l'Italia unita e investire sul Mezzogiorno».
(torna su)
4 novembre 2011 il manifesto «Basta clientele». Così De Magistris riorganizza le aziende comunali.
«Abbiamo deciso di seguire una politica di rigore nel pubblico per la difesa del pubblico».
La motiva così, l'assessore al bilancio Riccardo Realfonzo, la sforbiciata alle partecipate del comune di Napoli che sta facendo cadere a uno a uno gli uomini della corazzata bassoliniana dopo quasi 20 anni di amministrazione cittadina tra Antonio e Rosetta Iervolino.
Uno tzunami che porta con sé traslochi, dimissioni, addii consenzienti o turbolenti come quello di Nicola Oddati da presidente del Forum delle culture, seguito dal più docile Riccardo Marone che ha salutato Bagnolifutura addirittura elogiando l'operato di Luigi De Magistris dopo i battibecchi estivi sull'America's cup.
«Si tratta di mettere in pratica quello che il sindaco aveva promesso in campagna elettorale, un vero repulisti amministrativo e politico per smantellare un sistema clientelare costoso e inefficiente» assicura l'assessore che durante l'amministrazione precedente aveva lasciato il suo ufficio proprio perché la Iervolino gli aveva legato le mani per queste operazioni.
De Magistris invece da quando è arrivato a Palazzo San Giacomo ha pensato solo a riconvertire il sistema che succhiava soldi per creare consenso alla casta, proprio sull'onda del «Scassiamo la politica» trattato ieri sera nel programma di Santoro in cui il primo cittadino è stato uno degli ospiti di punta. E infatti sono 22 le grandi partecipate del comune che toccano settori chiave impiegando capitali pubblici e che devono essere riconvertite alla politica dei beni comuni.
Di queste fino ad ora si è messo mano solo a 6 società, ma secondo i conti della giunta si sarebbero risparmiati già 10 milioni di euro. «Altro che spoil system», precisa Realfonzo: «Qui si tratta di rivoltare come calzini le società, inserire figure di tecnici qualificati, ridurre i cda pletorici e creare amministratori unici».
Il primo passo è stato fatto già lo scorso 30 giugno con una delibera che tagliava i fondi per pubblicità, promozioni, incarichi, consulenze, auto blu e cellulari. Ma è stato solo l'inizio da allora sono state messe in liquidazione già tre società, sia il consorzio San Giovanni che gestiva un depuratore ora confluito nell'Arin, sia la Napoli orientale e la Nausica che erano grandi studi pronti a sfornare progetti urbanistici sulla carta ma poco applicati nella pratica. Non solo. È già stata trasformata l'Arin, l'azienda idrica, in Abc, acqua bene comune a completa capitalizzazione pubblica, mentre sono state accorpate l'Anm (azienda dei bus urbani) e Metronapoli (quella delle metropolitane) a cui presto si unirà anche Napolipark (la società di controllo dei parcheggi comunali e strisce blu) formando la più grande partecipata dei trasporti nel Mezzogiorno. «Entro fine anno verrà ridefinito l'assetto di tutte le società a partecipazione pubblica», ha detto lunedì De Magistris presentando il nuovo cda del Caan, il centro alimentare che nei progetti del primo cittadino deve diventare lo strumento per rilanciare Napoli come polo agroalimentare. E pare che anche il presidente del cda di Sirena-Città storica, Bruno Discepolo, sarebbe in procinto di lasciare quel carrozzone che mette insieme il comune e l'associazione costruttori edili della provincia, con 45 milioni di fondi assegnati e 650 cantieri finanziati. La società negli intenti era nata per risanare e ristrutturare i palazzi del centro antico, ma dal 2001 a oggi non di rado si è visto aprire cantieri in fabbricati anche moderni. Spiega Realfonzo: «Il riassetto coinvolgerà tutti. L'idea è quella di 'scassare' il sistema per dare ai cittadini un ritorno in termini di qualità dei servizi. E ci riusciremo».
(torna su)
|