C’è bisogno di una nuova chiamata: rinnovare il miracolo della resistenza.
... E’ una situazione che – ovviamente in modo molto meno drammatico – ricorda la condizione dell’Italia nel 1943. Quando tutto era perduto, l’esercito regio si era squagliato, il nostro paese era funestato dalla guerra che entrava in ogni casa ed invaso dalle truppe di occupazione tedesche e le classi dirigenti erano crollate sotto il peso delle loro infamie, allora si verificò il miracolo della Resistenza.
Si verificò questa chiamata misteriosa – di cui ci parla Piero Calamandrei – che raggiunse persone che non si conoscevano fra di loro, che professavano diverse fedi, che appartenevano a diversi ceti sociali ed avevano diversi orientamenti politici, ma ad un certo punto si adunarono insieme, convocati dalla stessa voce che parlava a ciascuno di essi.
“Nessuno aveva ordinato l’adunata, questi uomini accorsero da tutte le parti e si cercarono e adunarono da sé. (.) Ma questa chiamata fu anonima, non venne dal di fuori: era la chiamata di una voce diffusa come l’aria che si respira, che si svegliava da sé in ogni cuore, nei più generosi e nei più pigri, un’ispirazione che sussurrava da dentro, che comandava dentro. (.) Le fedi erano diverse, erano diversi i partiti: ma c’era una voce comune che parlava per tutti nello stesso modo: e la sentirono anche gli uomini che fino a quel momento non avevano appartenuto ad alcun partito, ad alcuna chiesa. (..) Qualcuno ha parlato di “anima collettiva”, qualcuno ha parlato di “provvidenza”; forse bisognerebbe parlare di Dio, di questo Dio ignoto che è dentro ciascuno di noi, che parla contemporaneamente in tutte le lingue.”
Ora come allora, dobbiamo di nuovo confidare nel miracolo di questa chiamata ed adunarci di nuovo insieme per intraprendere una resistenza politica che ci conduca a ripristinare e dare nuova linfa vitale a quei beni pubblici repubblicani (dignità della persona umana ed universalità dei diritti dell’uomo, uguaglianza, pluralismo, partecipazione popolare) che sono il frutto del sacrificio della Resistenza, chiudendo la porta a chiunque voglia entrare nel recinto sacro della democrazia, portandovi la profanazione con lo stivale speronato o con la faccia infarinata.