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Lunedì 16 Agosto 2010 20:26

Sinistra, laboratorio di futuro?

da Andrea Pacini

Nel dibattito politico internazionale esistono sostenitori dell’idea che la STORIA sia finita. Siamo,per loro, giunti al sistema politico perfetto rappresentato dalla democrazia liberale compiuta, e gli sforzi di evoluzione verso un mondo diverso e migliore siano inutili, tanto meglio di così non potremo mai più stare. Le difficoltà che le sinistre in Italia e in Europa incontrano nell’individuare idee per il futuro sono quelle che hanno determinato le vittorie dei conservatori nel vecchio Continente, conservatori forse più abili nel saper cogliere il nuovo vento e dare risposte più rassicuranti. La sinistra ha perso quella capacità di fare da traino per il futuro, quella capacità di essere LABORATORIO DI FUTURO e con questo sfatare gli analisti della fine della STORIA.

 

In Italia,dove da anni alcuni credono di vivere in una democrazia liberale compiuta, svuotata delle potenzialità democratiche e delle rappresentanze politico-istituzionali in assenza di informazione libera e seria, viviamo come narcotizzati nel torpore di una dittatuta morbida del XXI secolo nella consapevolezza,almeno nostra, che la notte della democrazia genera mostri ( a cui possiamo anche dare nome e cognome se vogliamo)

 

In Italia la sinistra è stata, è tuttora un laboratorio di futuro o spesso si è adagiata nelle rendite di posizione che le permettono semplicemente di stare a galla?

Ritengo che l’unico tentativo in questa direzione siano le cosidette “fabbriche di Niki”. Quel porsi orizzonti che vadano oltre gli steccati dei partiti tradizionali, quel confronto serrato,aperto,serio e scientifico sui temi vecchi e nuovi che agitano la società europea,non più solo italiana, è il solco nel quale avviare processi di innovazione di azione politica. Poi ci sono le capacità personali di Vendola, la sua abilità comunicativa,il suo agire con i giovani,la sua capacità di fare rete,il suo parlare a mondi diversi e spesso contrapposti, uniti alle nuove tecnologie di contatti, che tutti noi riconosciamo. Ci sono tentativi di appropriarsi indegnamente di queste idee da parte dei partiti ( tentativi di PD,IDV ecc ) ma io ritengo che Sinistra ecologia e libertà abbia il compito di costituirsi come partito che serva da supporto ad un progetto ampio, che non ha il compito di appropriarsi delle “fabbriche di Niki”( vero e proprio lievito per una nuova sinistra europea) . Sono opportuni due canali di sviluppo SEL e Fabbriche diversi,separati, che corrano paralleli verso l’obiettivo di costituzione di una nuova sinistra. Penso che l’autocandidatura di Vendola per la guida nazionale del centrosinistra sia cosa buona come stimolo per il rinnovamento di persone e idee. SEL ha la difficoltà di trasformarsi in un partito che potrebbe avere i crismi del liderismo. La difficoltà e i rischi di essere individuati solamente con il leader sono tante. Ne abbiamo avuto recente esempio nell’articolo di Travaglio sull’Espresso in merito alle polemiche sulla sanità pugliese ( assunzione di precari,scelte assessori sanità ecc.). Ci sono ombre che Vendola, in un contesto di confronto aperto, è bene che chiarisca al più presto, visto che si predica il nuovo e l’eticamente corretto.

Le sfide che attendono la sinistra del XXI secolo sono per lo più nuove e diverse da quelle alle quali eravamo abituati nei decenni scorsi. Sinistra,ecologia e libertà sono parole che ne raccolgono diverse ma non bastano. Occorre interrogarsi sulle modalità di uno sviluppo economico compatibile, sul nuovo welfare, economia e lavoro. Economia e lavoro in un mondo radicalmemte cambiato. Rapporto lavoro e capitale, economia e ambiente, diritti dei cittadini e lavoratori in un contesto di società interculturale. Ecco qua la grande sfida della sinistra europea, quella del saper costruire una società interculturale oggi. Le risposte al tema, altre volte non così diverse tra destre e sinistre, qui non possono trovare terreno comune. Senza rincorrere, come talune volte hanno fatto esponenti del centrosinistra italiano, quel famoso raggiungimento della “percezione della sicurezza” che tanto consenso porta!

Un laboratorio di futuro della sinistra italiana deve essere in grado di gettare le basi per una società che sappia integrare più che respingere,che sappia accogliere più che rifiutare, che sappia allargare il benessere alla più larga fascia di popolazione. Una società aperta, dove siano garantiti i diritti, responsabile,garantista, dove alberghi un comune senso di appartenenza ad una comunità, che sappia guardare agli scenari possibili dei prossimi anni.

L’estate è per tutti noi un momento di riflessione e di spinta per affrontare un nuovo lungo inverno. Quest’anno ho rivisto in DVD lo splendido film “L’uomo che verrà”. Film che narra le drammatiche giornate dell’eccidio compiuto dai tedeschi nell’appennino bolognese nell’ultimo inverno della guerra. Al di là della profonda commozione che lascia nello spettatore, la visione del film mi ha spinto ad andare a visitare il Parco storico di Monte Sole ( nel perimetro del quale avvenne l’eccidio) e a rileggere le “Lettere dei condannati a morte della resistenza italiana”. Ho ritrovato quella lettura sconvolgente, anche alla luce della nostra attualità. Gustavo Zagrebelsky nella introduzione si chiede, se con le dovute cautele di paragoni, saremmo oggi noi tutti individualmente capaci del coraggio di quei ventenni di allora e prendere le armi per difendere le vite future degli italiani. Le “lettere” ci offrono un caleidoscopio di una società ( nonostante la dittatura nazi-fascista) viva,dinamica, pronta a mobilitarsi per un fronte comune,con profondo senso civico di appartenenza,non ad una parte, ma ad una comunità pur ferita a morte dalla dittatura. Tutte cose molte affievolite nella comunità italiana di oggi. E’ uno spaccato profondo di una società variegata,fatta di minorenni,operai,donne,artigiani,commercianti,impegnati in politica e non,professori universitari,ufficiali dell’esercito,di fede cattolica e comunista,vedette partigiane,preti....Lettere scritte dopo torture,in prigione,sui muri,su foglietti sparsi,pochi minuti prima di essere fucilati. Lo stupore nel leggere le loro preoccupazioni legate al dolore che la loro morte arreca ai familiari e nessun pensiero alla loro fine imminente,il voler essere d’esempio e di speranza per una “primavera” per la nuova Italia. Alcune espressioni ricorrono più spesso che altre: idea, fede,patria. Ci sono pure momenti di ilarità,di rimpianto per non vedere crescere i propri figli,di amore per le compagne,testamenti,lasciti, ma sopratutto stupisce che in quei momenti drammatici le parole che ricorrono siano FUTURO e LIBERTA’ (slogan della nuova formazione del neofascista Fini!!! e questo la dice tutta,un altro scippo alla sinistra)

In un momento in cui tutti parlano di libertà, un pensiero ,doveroso e riconoscente, per un nuovo inizio, non può che partire da quelle parole finali di quei giovani che più di sessantanni fa con la loro vita ce l’hanno donata.

 

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